IL CERCHIO DI GESSO - DALLE ALPI ALLE MONTAGNE CINESI

La prima stazione cristiana fondata dai missionari delle M.E.P. fu quella di Bonga (Sic!). Bonga,

è il nome tibetano di un piccolo villaggio cinese sorto sulla riva sinistra del Saluen, di cui non sono riuscita a recuperare il nome.

Travestito da mercante , grazie aile numerose conoscenze acquisite nel corso delle sue spedizioni, padre Renou riusci ad affittare un ampio territorio presso questo villaggio Lo-lo (?!). Lo-lo è il termine antico con cui si indicava la minoranza etnica (I-tsu), parlate la lingua I del ceppo tibetano-birmano, riconosciuta tanto dal governo cinese quanto da quello vietnamita. I Lo-lo abitano oggigiorno principalmente nelle zone montane delle regiyoni cinesi del Szechwan, Yünnan e Kuanhsi (Shensi e Kansu) e nelle province vietnamite di Hà Giang, Cao Bang e Lào Cai.

Luo-Iuo, del quale prese possesso nel settembre del 1854, in occasione della festa di François Xavier. "Questa locazione era perpetua e il missionario doveva pagare ogni anno 15 taèl a Tseouang (il locatario) e 1 taël e 3 al suo genero Apil, per un totale di 16 taël e 3, circa 130 Fr. I due primi anni contavano per uno." Launay, Adrien, op. Cit. Tome I, p. 233: "Cette location était perpétuelle et le missionnaire devait payer chaque année 15 taël à Tseouang et 1 taël et 3 tsien à son gendre Apil, au total 16 taèl et 3 tsien, environ 130 francs; les deux premières années comptaient pour une".

Grazie alla sua posizione strategica e ai buoni rapporti instaurati dal padre, Bonga rappresentô per moiti anni la stazione missionaria principale del Vicariato apostolico di Lhassa e il centro dell'attività cristiano-cattolica.

Scrive padre Dubernard : "I Tibetani, quasi tutti schiavi, non sanno gestire la loro esistenza. [...] Se un loro bue o mulo si ammalava, lo lasciavano perire; non avevano cura per i loro strumenti agricoli e, quando un padre li rimproverava di una simile negligenza, tristemente dicevano "Ah, quanto eravamo più fortunati quando eravamo schiavi, non dovevamo occuparci di nulla se non di fare ciô che ci veniva detto!" Ivi, pp. 69-70

L'11 settembre del 1870, la città venne sconvolta da un terremoto, nel quale persero la vita più di tremila civili, quattrocento lama della vicina lamasseria e diversi soldati, tanto tibetani che cinesi, nonché tutta la classe dirigente.

 "Fage, Goutelle, Carreau [...] s'y trouvaient (à Bathang) lorsque éclatèrent les divers tremblements de terre du mois d'avril 1870 [...] 14 soldats chinois, 22 soldats thibétains, tous les chefs indigènes, 400 lamas et environ 3000 personnes furent ensevelies sous les ruines."

Nonostante i missionari, miracolosamente incolumi, si impegnassero a prestare soccorso ai feriti e Mons. Chauveau avesse inviato ingenti aiuti umanitari, furono additati corne autori della tragedia.

"Dans la mesure des faibles ressources de la mission, Mgr Chauveau envoya également des secours aux malheureux restés sans vivres et sans abri, ce qui n'empêchera pas plus tard les lamas de répandre le bruit, trop facilement accrédité, que les prêtres européens étaient les auteurs du tremblement de terre de Bathang".
La loro presenza, qui corne altrove, era interpretata corne fonte di sciagura. Dopo il terremoto, Fage si istallerà con sette-otto cattolici in un piccolo villaggio si confini del Tibet, denominato Bong met (sic!) (mancano i caratteri).

Verso la fine del 1873 i cristiani di Patang, Yerkalo e Bongmet erano stati perseguitati e allontanati dai loro villaggi, le loro case distrutte e i loro beni razziati.

Fortunatamente la Francia questa volta non abbandonô i missionari e venne imbastito un processo contro i Tibetani di Patang (1873-1875) che si concluse a favore dei cristiani : padre Desgodins fu riammesso nella città, la residenza bruciata ricostruita e i beni rubati vennero restituiti. L'influenza di questo processo and° ben al di là di Patang : a Yerkalo coloro che erano stati danneggiati furono risarciti e, in generale, si promise di avere maggior rispetto per le comunità cattoliche. Nessun missionario si illuse per° di aver vinto più di una battaglia e, se pur felice per i risultati ottenuti, Mons. Chauveau scrisse : "Ciô significa che non avremo ormai più nulla da temere e che la pace sarà eterna nelle nostre montagne ? Non dobbiamo cullarci in simili dolci illusioni."

Il Vicariato apostolico di Tachienlu (Ta-chien-lu), dopa la separazione del Vicariato apostolico del Siam (3 dicembre 1924 e della missione "Sui luris" del Sikkim (15 febbraio 1929), era composto dalla procincia del Sikang (Hsi-k'ang) dalla provincia del Tibet (Hsi-tsang) e dal territorio di Weihsi (Weihsi), nel nord della Yünnan.

Fin dal primo momento in cui nel Vallese si diffuse la notizia di una futura istallazione dei canonici del Gran San Bernardo nelle Marche tibetane, Robert Chappelet (1908-1998), conosciuto da tutti corne Bob, si era interessato alla missione. Giovane dallo spirito intraprendente, aveva vissuto alcuni anni in America per imparare ad ammaestrae i cani e, al suo ritorno in patria, era stato nominato caporale nell'esercito svizzero. Sembrava dunque la persona ideale da affiancare ai religiosi.
Lovey, Angelin, "A la mémoire de Monsieur Robert Chappelet (In Memoria di Robert Chappelet)" in Mission du Grand-Saint-Bernard, LII anno, N° 3 settembre 1998, pp. 23-28.

Questi, in data 31 dicembre 1932, firmô un contralto con la Congregazione del Gran San Bernardo, con il quale si impegnava a mettere gratuitamente il suo lavoro
al servizio dei missionari, per un periodo di tre anni. Dal canto suo, la Congregazione si faceva carico di ogni sua spesa. Entrambi le parti si riservavano !Dai il diritto di recedere quarira fosse stato necessario, dal contratto. AGSB MIS D04: (Contrat entre Monsieur Robert Chappelet et la Maison du Grand- Saint-Bernard)

Robert Chappelet, in accorde con l'Ordine del San Bernardo, prolungherà la sua collaborazione in seno alla missione cinese fino al 1938.

Rileggendo la storia di questa Ospizio, dall'entusiasmo e dalla fiducia smisurati degli inizi, all'insorgere dei primi problemi burocratici, aile mille diffoità dell'edificazione e, infine, all'abbondono del progetto per il sopraggiungere di avvenimenti quali la Resistenza antigiapponese, la Guerra Civile e la Seconda Guerra Mondiale, padre Gabriel Délèze mi confidô : "Corne tutti i missionari "ils voyaient grands" ed erano convinti che i loro sforzi e sacrifici sarebbero stati in qualche modo sufficienti al raggiungimento dell'obbiettivo che si erano prefissati... cira, sul colle di La-sta, non rimangono che mura spoglie, corne tristi reliquie di un grande sogno naufragato." 

Non solo avevano compiuto diverse ascensioni ma si erano spartiti i compiti in modo da essere pronti quando i permessi fossero giunti. Scruvii ak orevisti nell'agosto del 1935 : "Da tempo ciascuno di noi quattro ha un ruolo ben definito : padre Melly e il signor Chappelet si istalleranno sulla montagna per lanciare e dirigere le construzioni; frate Duc rimmarà a Weihsi dove ricoprirà al contempo le funzioni di guardiano della residenza, infermiere e di "addetto aile commissioni". Quanto al quarto (padre Coquoz), pur continuando ad occuparsi della parrocchia di Hsiao-Weihsi, assicurerà l'approvvigionamento dei costruttori." La presenza di missionari sul luogo della construzione, in grade di controllare l'andamento del lavoro non poteva, infatti, non essere supportata della presenza di altri missionari che garantissero un solido entroterra su cui fare affidamento. Le tre stazioni appartenenti alla missione del San Bvernardo, Weihsi, Hsiao-Weihsi e La-tsa, si trovavano cosi collegate tra di loro e, grazie a frate Duc con la Cina e con l'Europa.

Inaspettatamente, il 22 marzo del 1939, dope essersi ammalato di polmonite, Mons. Bourgeois mori e, nel 18 aprile successivo, alla seconda votazione e con la maggioranza assoluta dei voti, venne eletto alla carica di prevosto Mons. Nestor Adam. Duc, Pierre-Etienne, op. Cit. P. 236

Mons. Valentin già da tempo si era infatti messo in contatto con padre Goré, superiore della missione della corna nord-occidentale dello Yünnan, domandando il suo parere. Questi, favorevole alla cessione, si era perô dimostrato contrario alla cessione di Yerkalo e Patang, stazioni missionarie che segnavano l'estremo confine settentrionale della missione in questione, probabilmente, come scrive lo stesso Rappresentante di Mons. Valentin, per motivi affettivi. Logisticamento parlando, questa proposta non poteva perô essere accettata, perché separare Yerkalo della missione delle Marche yuannesi ne avrebbe decretato il più completo isolamento.

AGSB MIS 3.4 : (Correspondance de Mons. Adam — Lettre de Mons. Adam pour Père Louis Pasteur, du 29 mars 1949) : « J'ai l'honneur de vous dire que nous avons décidé de consentir à l'érection d'une mission autonome dans les Marches Thibétaines, pour autant que les événements de Chine ne viendront pas y mettre obstacle. »

Nel 1940, dopa vent'anni di assenza, il padre si spinse fino a Tachienlu, lasciandoci un dettagliata descrizione della città che, nei lunghi anni della sua assenza, era notevolmente cambiata, cosi corne erano evolute anche le strutture della missione. Al complesso costituito da vescovato, parrocchia, seminario, ospedale, dispensario e convento, si erano aggiunti una sicola, una tipografia, un ostello per gli studenti, nuove stanze per i missionari e per le collezioni annuali. A Mosimien (Mo-hsi-mien,) era stato aperto un Iebbrosario, dove erano curate circa centocinquanta malati, tra adulti e bambini, molti dei quali si sono convertiti al cristianesimo. Per quanta gli consente il loro stato di salute, lavorano nei campi adiacenti : "Sembrano felici" scrive il missionario.

Hsiao-Weihsi, parrocchia del padre Coquoz, menomata dal richamo a Weihsi del canonico Lattion nominato superiore della missione, accolse invece padre Nanchen. Nell'aprile del 1941, a causa della carestia che stava dilaniando la regione, padre Tornay, inviô suai studenti a Kitchra, dove le estese proprietà della missione, ne avrebbero garantito il sostentamento. Padre Nanchen, per imporre la sua autorità sui "piccoli selvaggi di Tornay", forte della sua giovane età e del suo fisico atletico,( decise di dimostrare di essere in grado di attraversare a nuoto il Mekong ch" scorre poco lontano. A metà percorso, perà, venne risucchiato (rombé dans un ressac (DC)) da un mulinello e il suo corpo martorato fu trovato solamente die& giorni più tardi, in un villaggio più a valle. Riportato a Hsiao-Weihsi, fu sepolto nel cimitero cristiano, vicino alla tomba di padre Goutelle.

In poco più di &Igue anni, dal 1939 al 1945, la missione cosiddetta "tibetana" dello Yünnan, perdeva sei missionari, tre dei quali periti in tragiche circostanze, portando diverse comunità cattoliche a trovarsi improvvisamente sprovviste di guida. Mai corne alla fine della Seconda Guerra Mondiale, questa missione necessitava di nuovi padri.

Questa situazione, che non poteva non avere effetti negativi sulla missione, venne aggravata a partire dal 1941, quando gli oceani si tramutarono in unvero e proprio teatro di battaglia, rendendo di fatto impossibile ogni forma di comunicazione tra l'Asia centro-orientale et l'Europa. D'altro canto, i missionari non ricevendo direttamente i liquidi chez venivano depositati su un conto corrente a Kunming e un altro a Tali, in vista dei disordini causati dal conflitto sino-giapponese limitarono al minimo i viaggi in queste città per prelevare il denaro.

In questa clima assunse un ruolo di primaria importanza la tenuta di Hua-lo-pa che, gestita con maestria da frate Duc, permise ai missionari di sopravvivere. Inizialmente pensata corne fonte di sussistenza per gli alunni del Probandato, questa assunse in poco tempo l'aspetto di una vera e propria tenuta agricola, dove venivano allevati ogni sorta di animali : maiali, cavalli, vacche, capre, pecore, conigli, galline, oche... e coltivate numerose culture rape, insalata, cavoli, patate, fagiolini, piselli, acanto a cereali e a qualche albero da frutta. In aggiunta a queste culture veniva poi coltivata la vigna, al fine di produrre il vino necessario per l'eucaristia. } ,

AGBS MIS 3.5, (Procureur de la mission), "Dates et statistique sur la mission du Thibet" : "(1941) Début d'une très grande famine, dans toutes les Marches thibétaines du Yunnan. Causes : mauvaises récoltes, grand nombre de soldats dans le pays, grand nombre de réfugiés fuyant les champs de bataille plus à l'est, réquisitions gouvernementales... »

Non sarà tuttavia la carestia a decretare la fine di quest'opera. A partire dall'anno 1939 il direttore del Piccolo-Seminario di Yünnanfu si rifiutà di accettare i ragazzi di Hua-lo-pa : non riuscendo a provvedere aile necessità dei loro ailievi, era costretto a respingere le nuovo matricole. Stessa situazione per il liceo di Tali. Non potendoli rinviare a casa e nemmeno affrontare i 45 giorni di marcia che separano Hua.lo-pa da Tachienlu, il canonico Tornay si vide costretto a provvedere in prima persona alla loro istruzione.

"Monseigneur Valentin nous demande de faire continuer les études à ces élèves, c'est-à-dire d'ouvrir un Petit- Séminaire."

Ogni comunicazione con l'Europa si interrompe nel gennaio del 1941 : le lettere non arrivano più, i giornali nemmeno. Si sa che c'è la guerra e non si sa nient'altro. Le notizie che giungono sono spesso distorte e i missionari si interrogano spesso sulla loro veridicità : "I Cinesi ci dicono che koaneruca e ka Russia hanno dichiarato guerra al Giappone. Tokio sarebbe stata distrutta dall'aviazione americana e i cinesi avrebbero riconquistato diverse città. Cosa ci sarà di vero in tutto questo ?"
AGBS MIS G: (Lettre du Thibet, 1\1° 88, décembre 1940) : "Les Chinois nous disent que l'Amérique et la Russie ont déclaré la guerre au Japon. Tokio serait anéantie par l'aviation américaine et les Chinois auraient repris plusieurs villes. Qu'y a-t-il de vrai dans tout cela ? »

Guibaut, André, op. cit., p. 101 : « Leur sacrifice n'était pas dans le sang versé, mais dans l'acceptation de leur vie, sans espérances temporelles, tous liens rompus, au milieu d'une indifférence vaguement hostile, avec les déceptions de leur ministère suprêmement ingrat : une parodie d'existence, tout en grisaille, avec des moissons dérisoires. »

Darbellay, Jacques, a cura di, op. cit., pp. 106-113 : "(Ici) L'on oublie tout, et l'on n'espère rien, et l'on ne serait pas étonnés de voir le voile, entre Dieu et nous tendu, tomber; et l'on comprend un peu le bien-être des âmes , dans le nirvana des inutiles désirs. [...] Mais il me semble que courir pour Dieu est une oeuvre morale assez grande et assez belle en elle-même, pour se passer des résultats. »

AGSM 3.4 (Dossiers des Procureurs de la mission, Melly) : Lettera di padre Goré, indirizzata a padre Piere-Marie Melly, datata Tsechung, 1° gennaio 1946: « Da Tachienlou il n'y a pas d'espoir de recevoir du renfort et les trois membres de la Mission de Tachienlou qui restent à la frontière ont ensemble 180 ans ! C'est assez de dire que vous devez songer pour un avenir, prochain sans doute, à former une mission autonome, même si les trois vieux susdits restent dans cette région pour y finir leurs jours et y trouver leur tombeau. Quant à moi, je suis « perinde ac cadavrer » et j'ai passé l'âge de faire des rêves sur l'avenir. J'entends dire que la grosse question pour vous est la question financière. J'espère que la Suisse fortunée n'a pas trop souffert économiquement de la guerre : elle a certainement moins souffert que la France [...] »

 (Lettre du père Cyrille Lattion au Ministre de Suisse à Pékin, Monsieur Rezzonico, daté Weihsi, le 4 janvier 1952) : « Le sort en est jeté. Nous sommes indésirables. Le gouvernement du Yunnan a décidé qu'aucun étranger ne pouvait être admis à résider dans la sous-préfecture de Weihsi. [...] Hier soir, le chef de la police et le mandarin vinrent nous intimer l'ordre de quitter Weisi dans les cinq jours. Nous demandâmes à voir l'ordre en question. L'ordre en question c'est moi, nous fut-il répondu. Ce matin on nous força à signer un papier en déclarant que nous nous en soumettions. Nous eûmes beau invoquer  notre état de citoyen suisse, les relations diplomatiques qui unissent les deux pays. Rien n'y fit. [...] tout ce que nous pûmes obtenir est un délai de dix jours au lieu de cinq [...] Le 14 janvier nous quitterons donc ce coin de pays auquel nous avions consacré notre vie et où nous avons rencontré beaucoup plus d'épines que de roses. »

 (Lettre du Prévôt Lovey à Mons. Riberi, du 23 janvier 1956) : « Or, comme Vous le savez, au moment où les affaires se gâtaient en Chine, persuadé que notre Mission subirait le sort commun, notre Chapitre entreprit deux nouvelles oeuvres importantes en Suisse et en Italie, un Collège à Lausanne et une Ecole pratique d'Agriculture à Aoste, pour lesquelles nous devons faire appel a de nombreux professeurs étrangers à la Congrégation. Certains confrères influents auraient vu de bon coeur notre retour en Suisse, en 1952, et l'abandon de l'idée missionnaire ; mais grâce à vos encouragements et à la décision de tous nos missionnaires, nous sommes allés à Formose [...] »

Lovey, Angelin, « Méditation de fin d'année d'un missionnaire (Meditazione di fine anno di un missionario) », in Grand-St-Bernard — Thibet, VIII anno, N° 1, Gennaio 1953, pp. 12-14 : "Tout le monde espère retourner en Chine. Une chose nous frappe : c'est cette quasi-unanimité des gens à prédire le retour pour 1954 ; on nous l'a dit lors de notre expulsion, à Tsechung et à Weisi ; on nous l'a dit à notre passage à Kunming et à Hong-Kong ; on nous le répète, chaque jour ici. »

Lattion, Cyrille, « Du Thibet à Formose (Dal Tibet a Formosa) », in Grand-St-Bernard-Thibet, VII anno, N° 4, Ottobre 1952, pp. 105-107 : « Pourquoi ? Parce que précisément ils ne veulent pas renoncer à leur première entreprise, consacrée par le sang de nombreux martyrs [...] parce qu'ils veulent être présents au jour glorieux qui ramènera les missionnaires dans le pays d'adoption. »

AGSB MIS E : (lettre des missionnaires (p. Lattion ?) à Mons. Adam) « Je (Mgr Adam) suis heureux de pouvoir vous annoncer enfin une bonne nouvelle : Nous avons reçu hier soir nos visas pour Formose. [...] J'avais confié cette affaire à notre cher martyr Tornay et il est pour le moins étonnant que les visas nous aient été accordés aussi rapidement et nous soient remis le jour anniversaire de sa mort. » 

Tuttavia, parallelamente a quello che viene definito il "Miracolo economico" di Taiwan, l'isola vide scemare il suo peso politico a livello internazionale. Nel 1971 perde il seggio di rappresentante della Cina aile Nazioni Unite, dove viene rimpiazzata dalla Repubblica Popolare Cinese e, nel 1979, gli Stati Uniti cessano di riconoscere la Repubblica di Cina. Attualmente, Taiwan è riconosciuta da 25 paesi.

Coquoz, Paul "En panne (In Panne)", in Grand-St-Bernard — Thibet, XIII anno, N° 4, Ottobre 1953, pp. 109-113 : "Voyez cette Babel et imaginez la Salade Linguistique lors d'une réunion des missionnaires ! En ces occasions, on se fait toujours comprendre en parlant le chinois mandarin mais lorsqu'il y a des Pères espagnols, qui ne connaissent que le formosan, ou des jeunes Pères, il faut alors parler en latin. Lorsqu'un missionnaire en rencontre un autre, inconnu (cela se produit tous les jours au Centre Catholique de Taipei), ils commencent par user de l'anglais. Si cela ne va pas, on essaye du chinois, et très souvent, les deux interlocuteurs finissent par s'apercevoir que leur langue maternelle est la même : français, allemand ou italien... Alors, on se resserre cordialement la main et l'on a tout de suite beaucoup de choses à se raconter ! ».

AGSB MIS H : (Lettre des missionnaires pour Robert Chappelet, Luotung, 3 novembre 1952) : « Cependant le pays et surtout le climat ne risquent pas de
nous faire oublier le Yünnan. Je ne sais pas ce que nous ferions si on nous disait qu'il faut abandonner tout espoir de le revoir. C'est vous dire que la Mission du St- Bernard ne considère son passage à Taiwan que comme provisoire. »

(Manca autore), « Le Thibétain exilé (II Tibetano esiliato) », in Grand-St-Bernard — Thibet, IX anno, N° 1, Gennaio 1954, pp. 28-30 : De fait, ici, l'anglais est devenu une sorte de snobisme qui fait fureur surtout parmi les étudiants et les fonctionnaires d'Etat. »
Ibidem : « Un jour, un père américain me disait : sur le Continent chinois, nous nous servions des dispensaires comme moyen d'apostolat. Ici, à Formose, les dispensaires sont avantageusement remplacés par les cours d'anglais. »

Estratti tirati della tesi di laurea "IL CHERCHIO Dl GESSO — DALLE ALPI ALLE MONTAGNE CINESI" "L'AVENTURA DEI CANONICI DEL GRAN SAN BERNARDO" Candidato : Lea Glarey - Anno Accademico 2006-2007 (31.05.2007)

DMC le 17.04.2017