VENTIDUE ANNI TRA I LEBBROSI DEL TIBET (estratti)

Nelle prime ore del pomeriggio, improvvisamente la valle si apre; corne una visione ci appare Tatsienlu, ora Kang-ting.

La città di Tatsienlu, a 2596 metri sul mare, giace sepolta al fondo della valle al confluire di due torrenti, il Tar e il Tsen. Altre montagne la fiancheggiano, sicchè il sole la illumina solo per cinque o sei ore al giorno. Numerose valli vi sboccano intorno e la riempiono di suc- ni e di vapori.

Nei tempi passati non era difficile vedere in questa città sulla frontiera cino-tibetana, i tipi tibetani dell’Ima¬laia e del Koconor, i Ngolosekas del Nord, i turchestani ed i Lolo del Taleangsan. Tutti venivano per le carova¬ niere che avevano attraversato il «Tetto del mondo» e le montagne e i ghiacciai, portando i prodotti dei loro paesi tappetti, lana, pelli, musai°, ossa lavorate, legni ed erbe medicinali o aromatiche, oro e argento; ed ac¬quistavano tela, seta, cotone, the, tabacco, oppio ed altri generi. tutto questo ora non è che un ricordo di tem¬pi lontani che i vecchi cinesi e tibetani ricorclano con nostalgia.

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IL LEBBROSARIO DI MOSIMIEN (estratti)

Ai priori di febbraio 1930 erano pronti a partire i due Padri Placido e Barnaba Lafond e i due fratelli Laici F. Pasquale Nadal e F. Giueppe Andreatta. Partirono il 5 febbraio da Hankow con a capo

il P. Placido Albiero su una nave inglese fino a Ichang, poi su una giapponese molto piccola e scomoda fino a Chungkin. . .

Ouesto concetto che andô formandosi sul capo del P. Placido ritornerà deeisivo sui tappeto, quando, dopa un anno di riposo in. Italia, verrà ritornare in Cina. Il Vicario Apostolico di Hankow avvertirà allora il Ministro Generale che lo considera « indesiderato ” (e corne tale verrà pure definito anche il P. Prosdocimo Martini) e poiché d’altra parte il Ministro Generale non ha specifiche accuse contro di lui, « buon religioso », troverà corne unira soluzione la de¬cisione di mandarlo al Tibet in qualità di Superiore del lebbrosario di Otangtse-MosimienElia, Padre, è stato sempre sincero con me, ed io mi sforzerà di esserlo sempre con lei. Ella aveva ragione di dire che si chiamava a Roma il P. Placido allo scopo di evitare un conflitto con i Supe¬riori di Hankow e per non dare a lui che almeno qua si è sempre climostrato bison religioso, una mortificazione col non rimandarlo in Missione. Per quanto docilissirno, il P. Placido rinunziava a malincuore alla sua vocazione niissionaria, ed allora il Rev.mo Padre Generale lo ha destinato Superiore d’una nuova Missione che andiamo ad aprire al Thibet con un Lebbrosario.

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P.EPIFANIO PEGORARO – IL CORAZZIERE MARTIRE


Frate – Missionario – Martire: tre parole che mettono i brividi. Non appartengono al vocabolario della natura, ma a quello della grazia.

Frate! Un uomo che rinnega il mondo, ne rifiuta le promesse, rinuncia alla vita: la vita corne la concepiscono tutti gli altri. Insomma, un uomo finito.

Missionario! È presto detto. Ma significa: strappo violenta da quanto si ha di più caro al mondo: la famiglia, il padre, la madre, la Patria ! Significa: condanna volontaria a un perenne totale sacrificio, lentamente consumato, senza testimoni, senza conforti… olocausto ignorato, reso spesso spasmodico da disillusioni più amare dei fiele, da abbandoni clic stringono, il cuore in mortali agonie!

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MAURICE TORNAY in GIORNALE DES POPOLO (2)

In alto Blandine    no ci ha mostrato il luogo dove è se
Cipolla                  sulla polto. E i nostri “sorveglianti” cine
tomba del             si ci hanno scattato le foto davanti
beato. A tato un   alla tomba!».
indigeno che        Il viaggio era durato 4 settimane. In
stringe il               tutto la famiglia Cipolla aveva per-
santino di             corso con le loro biciclette, in treno
Tornay. Nella        e a piedi circa 200 chilometri, apren
foto centrale la     do la strada a nuove spedizioni. La
Famiglia Cipolla   prossima solo un anno dopa, in oc
a Yerkalo.             casione del cinquantesimo anni
                             versario della morte del beato, awe-nuta l’Il agosto del 1949.

LA BIOGRAFIA IN BREVE

Un missionario eroico

Maurice Tornay nasce a La Rosière, piccolo frazione di Orsières in Vallese, il 31 agosto del 1910. È il pen ultimo di otto figli. La sua famiglia, di origine modesta, è dedita all’agricoltura. Nell’ottobre del 1925 entra al collegio dell’Abbazia di Saint-Maurice, gestito dai Canonici regolari di Sant’Agostino. Alretà di 21 anni, nel 1931, chiede e ottiene di entrare corne novizio nella congregazione dei Canonici del Gran San Bernardo. Concluso il noviziato emettei primi voti. Net 1935 fa la professione solenne e un anno dopo, prima ancora di aver terminato gli studi, parte per la Cina che raggiunge dopo un mese di viaggio. Il 24 aprile del 1938 viene ordinato sacerdote ad Hanoi e celebra la sua prima messa a Siao-Weisi. Dopo tre mesi di permanenza gli viene affidata la formazione degli allievi del seminario di Houa-lo-Pa, un incarico che portera avanti per sette anni. Nel 1945 viene nominato parroco di Yerkalo, solitario avamposto missionario in Tibet, terra adora in preda ad una violenta persecuzione anticristiana. Esputso a più riprese dai lama locali, viene infine ucciso in territorio cinese insieme al suo domestico Doci, mentre sta tentando di rientrare in Tibet. È 11 agosto del 1949. I due corpi senza vita furono, in un primo momento, trasportati e sepolti nel giardino della missione di Atuntze e poi trasferiti nella missione di Yerkalo, dove sono tutt’ora venerati. Maurice Tournay è stato beatificato da Giovanni Paolo II, il 16 maggio del 1993.

Titolo: beato MauriceTornay, un uomo sedotto da Dio” – Autore: Claire Marquis-Oggier e Jacques Darbellay – Edizioni: Editions du Grand-Saint¬Bernard, Martigny 1993

lalla_prima di Catholica

)er Kunming. L’impressionante re¬e ferroviaria che attraversa oltre un :entinaio di ponti, è stato realizza¬o in parte da ingegneri svizzeri ed una vera e propria opera d’arte. Dopo 21 ore, arrivano a destinazio¬ie. Da fi verso Talin, dove sanno tro¬,arsi una vecchia cattedrale. La cer¬:ano per tutto un giorno, aiutando¬;i con i gesti. Solo alla sera una vec


(…) Ne! 1929 la richiesta giunge formalmente ai canonici svizzeri, che ripondono inviando, due loro canonici ad esplorare la regione dello Yunnan studiare la fattibilità del progetto. Nel 1936 questo primo gruppo di pionieri svizzeri lancia un s.o.s: c’è bisogno di aiuto. Invocano l’invio di nuovi missionari. È l’occasione che Maurice
ispettava, pur non avendo ancora preso i voti e nonostante alcuni problemi di salute derivatagli da un’ulcera al luodeno, il 24 febbraio in compagnia lel canonico Lattion e del frate Nestor touiller, Maurice salpa dal porto di Marsiglia con rotta verso la Cina.Il viaggio dura due mesi e mezzo. Forto-Said, Gibuti, Colombo, Singapore, Saigon, Hanoi: sfilano davanti agli occhi del giovane contadino di La Rosiere, che fino ad allora aveva lasciato le sue montagne solo per recarsi in pelgrinaggio a Lourdes…

È sarà solo l’inizio. Einizio di uno stupore che non tarderà a mutarsi in innmoramento per quei picchi nati larantacinque milioni di anni fa, dal¬collisione tra l’India e il colosso ci- .se, per quelle valli fonde erose da uni impetuosi, per quell’altopiano nteso da sempre tra Cina e Tibet e .1 la gente che vi vive in condizioni medievali, sono l’influenza di un buddismo totalitario che non tollera la convivenza con alcun altra religione. Maurice e i suoi compagni si stabili¬scono a Weise, un villaggio posto a 2350 metri di altitudine, in una vallet¬ta un po discosta, a nord-ovest della provincia dello Yunnan, con più o rne¬no duemilacinquecento abitanti, di cui un centinaio cristiani.


Maurice si butta a capofitto nella nuova esperienza. Avvicina gli indige¬ni (eccolo dopo qualche tempo vestire alla loro maniera e fumare la tradi¬zionale pipa dal lungo bocchino); lavora la terra, alleva bestiame, impara la ligua (in un anno impara più di set¬temila caratteri); insegna ai barnbini, si occupa del Probandato (la scuola preparatoria al piccolo seminario); cura la gente, studia, medita, prega. E quando e corne puù segue i layon dell’ospizio che sta nascendo tra mille difficoltà, a Latsa, a quattro giomi di marcia a dorso di mulo. Nel ’38, due anni dopo il suo arrivo nel continente asiatico, viene ordinato prete ad


Seguono anni difficifi. Mentre in Europa la guerra irnpone un doloroso silenzio tra i missionari e la madrepa¬tria, anche in Tibet la situazione è drammatica. Carestie, brigantaggio, epidemie, persecuzioni che culmina- no nel 1940 con l’uccisione da parte dei “lama” di padre Nussbaum, sacer¬dote a Yerkalo, costellano il quotidia¬no prodigarsi dei missionari in questa terra difficile. Nel 1945 muore di febbre tifoide anche padre Burdin, mandato a sostituire padre Nussbaum, a Yerkalo. Cavamposto Émane nuova¬mente, drammaticamente scoperto. A colmare il vuoto ci penserà Maurice Tornay. E’ lucido. Conosce la martirologia del posta, ma parte. E seguendo il lungo sentiero accidentato ripercorre idealmente il cammino dei primi martiri di questa prima parrocchia cattolica fondata nel 1865. Da questa data la presenza dei missionari si è sem¬pre scontrata con il furore dei lama. La sua presenza, sin da subito è invisa al capo-lama Gun-Akio. Nel 1946 Maurice deve lasciare per la prima volta la missione, dopo che questa è stata sac¬cheggiata e distrutta dalle sue truppe. Non sarà né la prima né l’ultima volta. Ma Maurice non cesserà di farci ritorno. Pensando ai suoi fedeli e ai ri¬schi che questi quotidianamente cor¬rono per il solo fatto di dichiararsi cri¬stiani. Eultima volta sarà 1’11 agosto del 1949, quando mescolato ad una carovana cercherà di riguadagnare in incognito il tenitorio tibetano dopo un momentaneo, forzato esilio in Cina. Verrà ucciso insieme al suo sen/11°re a sangue freddo. Un colpo per uno. A pochi chilometri dalla meta.


La sera prima, mentre la carovana era tutta raccolta intorno al fuoco, aveva detto: «Non dovete aver paura, se ci ammazzano, andremo direttamente tutti in Paradiso. È per i cristiani che moriamo».
II 16 maggio del 1993, Maurice Tornay è stato beatificato da Giovanni Paolo II. (c.z)

«È per la libertà dei cristiani che doniamo la nostra vita»

Un missionario eroico
Maurice Tornay nasce a La Rosière, piccota frazione di Orsières in Vatlese, i131 agosto del 1910. Èil penultimo di otto figli. La sua famiglia, di origine modesta, è dedita
a tragricottura. Nellottobre del 1925 entra al collegio dell’Abbazia di Saint-Maurice, gestito dai Canonici regolari di Sant’Agosti no. Altretà di 21 anni, net 1931, chiede e ottiene di entrare corne novizio nella congregazione dei Canonici del Gran San Bemardo. Concluso il noviziato emette i primi voti. Net 1935 fa la professione solenne e un anno dopo, prima ancora di aver terminato gli studi, parte per la Cina che raggiunge dopo un mese di viaggio. Il 24 aphte del 1938 viene ordinato sacerdote ad Hanoi e celebra la sua prima messa a Siao-Weisi. Dopo tre mesi di permanenza gli viene affidata la formazione degli allievi cielseminario di Noua-1.0-Pa, un incarico chie portera avanti per sette anni. Net 1945 viene nominato parroco di Yerkalo, solitario avamposto missionario in Tibet, terra allora in preda ad una violenta persecuzione a nticristia na. Espulso a pi ù riprese dai lama tocali, viene infi ne ucciso in territorio cinese insieme al suo domestico Doci, mentre sta tentando di rientrare in Tibet. È 11 agosto del 1949. I due corpi senza vita furono, in un primo momento, trasportati e sepotti nel giardi no della missione di Atuntze e poi trasferiti netta missione di Yerkalo, dove sono tutt’ora venerati. Maurice Tournay è stato beatificato da Giovanni Paolo 11,1116 maggio del 1993.
‘Moto: “Il beato Maurice Tornay, un uomo sedotto da No” – Autore: Claire Marquis-Oggier e Jacques Darbellay- Edizioni: Editions du Grand-Saint-Bernard, Martigny 1993

Seguono anni difficili. Mentre in Europa la guerra impone un doloroso silenzio tra i missionari e la madrepa¬tria, anche in Tibet la situazione è drammatica. Carestie, brigantaggio, epidemie, persecuzioni che culmina- no nel 1940 con l’uccisione da parte dei “lama” di padre Nussbaum, sacerdote a Yerkalo, costellano il quotidiano prodigarsi dei missionari in questa terra difficile. Nel 1945 muore di febbre tifoide anche padre Burdin, mandato a sostituire padre Nussbaum, a Yerkalo. Eavamposto rimane nuova¬mente, drammaticamente scoperto. A colmare il vuoto ci pensera Maurice Tornay. E’ lucido. Conosce la martirologia del posto, ma parte. E seguendo
il lungo sentiero accidentato ripercorre idealmente il cammino dei primi martiri di  questa prima parrocchia cattolica fondata nel 1865. Da questa data la presenza dei missionari si è sempre scontrata con il furore dei lama, La sua presenza, sin da subito è invasa al capo-lama Gun-Akio.  Nel 1946 Maurice deve lasciare per la prima volta la missione, dopo che questa è stata saccheggiata e distrutta dalle sue truppe. Non sarà né la prima né l’ultima volta. Ma Maurice non cessera di farci ritorno. Pensando ai suoi fedeli e ai ri¬schi che questi quotidianamente corrono per il solo fatto di dichiararsi cristiani. L’ultima volta sarà agosto del 1949, quando mescolato ad una carovana cercherà di riguadagnare in incognito il territorio tibetano dopo un momentaneo, forzato esilio in Cina. Verra ucciso insieme al suo servitore a sangue freddo. Un coloo ner [Inn A

TORNAY MAURICE NEL GIORNALE DEL POPOLO (1)

«É per la libertà dei cristiani che doniamo la nostra vita»

Finisce il 11 agosto del 1949, sul colle di Choula, a 4000 metri sul livello del mare, l’avventura del giovane Maurice Tornay, canonico del Gran San Bernardo, missionario in Cina e in Tibet negli Anni ’40 del secolo scorso. Finisce con un’imboscata fatale e due colpi di futile sparati a bruciapelo dai “lama” locali: uno per il suo servitore, Doci, e l’altro per lui.

Ma forse per Maurice Tornay, penultimo di otto figli di una famiglia di contadini vallesana, più che di una fine, si è trattato di un inizio. L’inizio di quell’avventura celeste che sin da piccolo lo ha sedotto e Io ha portato dapprima a diventare religioso e poi a partire per la lontana Cina, da cul sin da sempre ebbe la premonizione, che non sarebbe tornato più.

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M.T. NEL GIORNALE DEL POPOLO (3)

Un’avventura estiva nei luoghi d o r
el beat

La famiglia Cipolla decide di dedicare le vacanze estive per un lungo pellegrinaggio fino a Yerkalo. Sette anni fa il primo viaggio sulla tomba del loro compaesano, per ritornare l’anno successivo in occasione dei 50 anni dalla morte del beato.

Nel 1998, un anno prima del cin- chia signora che ha compreso il si¬quantesimo anniversario dal marti- gnificato del segno della croce, li ac¬rio di Maurice Tornay, una famiglia compagna ad una stupenda chiesa,
vallesana -padre, madre e quattro fi- nascosta tra le case, in un cortile in
gli tra i nove e sedici anni – decide terno. All’intemo della chiesa, c’è un
di andare in Tibet sulle sue tracte. vecchio in preghiera. «Da dove ven¬L’idea nasce allorchè un nipote del te?» chiede. «Dal paese di Maurice beato, anch’egli corne zio, cano- Tornay» risponde Daniel Cipolla. nico del Gran San Bernardo, incon- «Il mio maestro», dite l’uomo in tra la famiglia dell’avvocato Daniel francese, chinando rispettosamen¬Cipolla nella loro parrocchia di Mar- te il capo. Era un vecchio allievo del tigny-Bourg, di cui il religioso diven- ta responsabile. Attraverso quest’ul- timo avviene anche l’incontro con un anziano religioso, sempre del Gran San Bernando, anch’egli mis- sionario in Cina. I racconti del nipo- te di Tornay da una parte, i ricordi del missionario dall’altro accendo- no la curiosità e la voglia da parte della famiglia Cipolla, di seguirne concretamente le tracte sin sul tet- to del mondo.

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M.T. NEL GIORNALE DEL POPOLO (4)

«È per La Libertà dei cristiani che doniamo la nostra vita»

(…) Nel 1929 la richiesta giunge formalmente ai canonici svizzeri, che ri¬spondono inviando, due loro canoni¬ci ad esplorare la regione dello Yunnan e studiare la fattibilità de! progetto. Nel 1936 questa primo gruppo di pionieri svizzeri, lancia un s.o.s: c’è bisogno di aiuto. Invocano l’invio di nuovi mis¬sionari. È l’occasione che Maurice aspettava, pur non avendo ancora pre¬so i voti e nonostante alcuni proble¬mi di salute derivatagli da un’ulcera al duodeno, il 24 febbraio in compagnia del canonico Lattion e del frate Nestor Rouiller, Maurice salpa dal porto di Marsiglia con rotta verso la Cina. viaggio dura due mesi e mezzo. Porto-Said, Gibuti, Colombo, Singapore, Saigon, Hanoi: sfilano davanti agli oc-chi del giovane contadine di La Rosière che fino ad allora aveva lasciato le sue montagne solo per recarsi in pel¬legrinaggio a Lourdes…

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M.T. – GIORNALE DES POPOLO (3)

Un’avventura estiva in Tibet  nei luoghi del beato Tornay

La famiglia Cipolla decide di dedicare le vacanze estive per un lungo pellegrinaggio fino a Yerkalo.
Sette anni fa il primo viaggio sulla tomba del loro an ompaeso, per ritornare l’anno successivo in ccasione dei 50 anni dalla morte del beato. (CORINNE ZAUGG)

Nel 1998, un anno prima del cinquantesimo anniversario dal martirio di Maurice Tornay, una famiglia valesana – padre, madre e quattro figli tra i nove e i sedici anni – decide di andare in Tibet sulle sue tracce. L’idea nasce allorchè un nipote del beato, anch’egli come lo zio, canonico del Gran San Bernardo, incontra la famiglia dell’avvocato Daniel Cipolla nella loro parrocchia di Martigny-Bourg, di cui il religioso diventa responsabile. Attraverso quest’ultimo avviene anche l’incontro con un anziano religioso, sempre del Gran San Bernando, anch’egli missionario in Cina. I racconti del nipote di Tornay da una parte, i ricordi del missionario dall’altro accendono la curiosità e la voglia da parte della famiglia Cipolla, di seguirne concretamente le tracce sin sul tetto del mondo.

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M.T. – GIORNALE DEL POPOLO (2)

È per la libertà dei cristiani che doniamo la nostra vita

(…) Nel 1929 la richiesta giunge formalmente ai canonici svizzeri, che rispondono inviando, due loro canonici ad esplorare la regione delloYunnan studiare la fattibilità del progetto. Nel 1936 questo primo gruppo di pionieri svizzeri, lancia un s.o.s: c’è bisogno di aiuto. Invocano l’invio di nuovi missionari. È l’occasione che Maurice spettava, pur non avendo ancora preso i voti e nonostante alcuni problemi di salute derivatagli da un’ulcera al luodeno, il 24 febbraio in compagnia del canonico Lattion e del frate Nestor Rouiller, Maurice salpa dal porto di darsiglia con rotta verso la Cina. Il viaggio dura due mesi e mezzo. Porto-Said, Gibuti, Colombo, Singapore, Saigon, Hanoi: sfilano davanti agli occhi del giovane contadino di La Rosière che fino ad allora aveva lasciato le sue montagne solo per recarsi in pellegrinaggio a Lourdes…

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M.T. – GIORNALE DEL POPOLO (1)

«È per la libertà dei cristiani che doniamo la nostra vita»

Finisce l’ 11 agosto del 1949, sul colle di Choula, a 4000 metri sul livello del mare, l’avventura del giovane Maurice Tornay, canonico del Gran San Bernardo, missiona-rio in Cina e in Tibet negli Anni ’40 del secolo scorso. Finisce con un’imboscata fatale e due colpi di facile sparati a bruciapelo dai “lama” local!: uno per il suo servitore, Doci, e l’altro per lui.

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Suzanne et les vieillards

Singulière histoire biblique que celle de Suzanne et les vieillards. Évoquée plus par l’art que lors des liturgies, ce récit surprenant a beaucoup à nous apprendre et trouve des échos dans l’actualité quant au respect des femmes et de leur intégrité physique et morale.

Un harcèlement sexuel dénoncé par la Bible

Suzanne ou Shoshana («lys» en hébreu) est fille d’Helcias. Chaste et d’une grande beauté, elle a été élevée dans la crainte de Dieu, à Babylone, pendant l’Exil. Elle a pour époux Ioakim, personnage fort riche et estimé. Suzanne a l’habitude de se promener dans son jardin, vite repérée par deux anciens nommés juges cette année-là, et emplis de désir pour la jeune femme. Un jour qu’elle se trouvait seule s’apprêtant à se baigner, les deux vieillards cachés pour l’observer fondent sur elle et lui intime de céder à leurs avances. Usant d’un stratagème inique pour forcer sa résistance, ils la menacent de la dénoncer en inventant un adultère si elle n’accepte pas leur proposition malhonnête. Éperdue, Suzanne ne cède pas. Accusée par les deux vieillards, l’affaire est portée devant le peuple.

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Aux sources de l’irrédentisme chinois en Indopacifique

À partir de 1927 et pendant une dizaine d’années, durant ce que les historiens appellent la décennie de Nankin, entre guerre civile et invasion japonaise, le régime républicain chinois connaît un bref répit. La Chine entame alors une nouvelle phase de modernisation, après celle de la fin de la dynastie Qing, au début du XXe siècle. Ce répit lui permet aussi de travailler à consolider sa place sur la scène internationale. En 1934, l’État chinois rend public la première carte officielle de la Chine, fondée sur les principes cartographiques appris des Occidentaux. Cette carte rend sensible à chaque citoyen de la République la forme qu’on pourrait presque dire concrète de la nation chinoise, une nation parmi les autres, contrôlant un territoire précis, dont les frontières sont pour la première fois nettement tracées.

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Aux véritables racines du mal qui secoue l’Église

Quand immaturité morale et manque de formation mènent aux abus sexuels et incitent l’Église à se soumettre à l’esprit du monde, l’heure est à l’urgente redécouverte de la chasteté… à laquelle nous sommes tous appelés.

Par Thibaud Collin

Publié dans l’Homme Nouveau du 13 avril 2019

L’Église se trouve aujourd’hui dans une situation paradoxale. Alors même qu’elle cherche les moyens de sortir de la crise médiatique portant sur la manière dont les évêques ont géré les abus sexuels commis par des prêtres, elle subit plus que jamais des tentatives de déstabilisation de sa doctrine anthropologique et morale en matière de sexualité.

Notons que les effets pratiques auxquels mène inéluctablement une telle remise en cause doctrinale et disciplinaire se sont déjà manifestés dans les années 1970 et 1980, période de grand laxisme dans la formation et la direction des prêtres: et ces effets ont justement été ces mêmes abus ! Méfions-nous d’ailleurs de l’illusion d’optique, source de panique morale, consistant à croire que les abus ne cessent d’aug­menter. De nombreuses études, notamment celle publiée en 2004 par le John Jay College of Criminal Justice, de la City University of New York, montrent qu’aux États-Unis le pic d’abus a eu lieu au début des années 1980 alors que celui des plaintes se trouve au début des années 2000.

Ces tentatives de déstabilisation se donnent à voir dans les manipulations autour des deux synodes sur la famille (2014 et 2015) tendant à rendre légitime, à certaines conditions, la vie more uxorio de fidèles divorcés et remariés civilement ; mais aussi dans le déploiement d’un agenda pour remettre en cause la discipline du célibat sacerdotal (via le prochain synode sur l’Amazonie) ; enfin dans l’activisme du lobby homosexuel clérical et épiscopal tendant, sous couvert d’ «accueil» et de «misé­ricorde», à présenter ces pratiques infâmes comme inscrites dans le dessein divin.

Derrière ce paradoxe apparent, on peut en réalité discerner que tous ces phénomènes découlent d’un même principe: une forme de soumission à l’esprit du monde. Comme si de plus en plus, l’Église (non dans sa personnalité divine mais dans son «personnel») était privée de ses critères de jugements propres et embrassait des catégories étrangères, l’amenant dès lors à poser sur le phénomène des abus sexuels un diagnostic partiel ne pouvant engendrer qu’une réforme inadéquate.

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LES TETES DE L’HYDRE

La révolution sexuelle. La révolution, disions-nous dans la précédente livraison de Choisir la Vie, est un tout, dont les parties sont si bien liées les unes aux autres qu’elles tiennent ou tombent ensemble. Le mal est ainsi toujours partie prenante d’un réseau de maux qui se renforcent et se soutiennent mutuellement. de sorte qu’il est illusoire de combattre seulement tel ou tel d’entre eux, en considérant les autres comme négligeables ou même, qui pis est, acceptables. Un petit détour mythologique permettra de mieux s’en convaincre, si l’on se rappelle les fameux douze Travaux imposés par le roi Eurysthée à Hercule. Il y avait, nous dit-on, un marais en Argolide, dans le Péloponnèse, où demeurait une créature serpentine aux multiples têtes,

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Aimer ses ennemis, c’est “une bonne affaire”

C’est ce qu’a déclaré le pape François au cours de la messe qu’il a célébrée ce matin, mardi 18 juin 2013 à la Maison Sainte-Marthe, en présence d’un groupe de collaborateurs de la préfecture des affaires économiques du Saint-Siège et des Musées du Vatican.

Selon Radio Vatican et L’Osservatore Romano, le pape a commenté l’Evangile du jour où Jésus exhorte ses apôtres : « Aimez vos ennemis, et priez pour ceux qui vous persécutent » (Mt 5,43-48).

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ND DU SCEX (AGAUNE-SAINT-MAURICE)

Une liturgie:naïve et poignante anime cet itinéraire, liturgie que seules les âmes simples sont capables de célébrer.

Combien de degrés faut-il vaincre pour arriver à ce nid d’aigle dominant Saint-Maurice? Cinq cents, disent les guides. Un peu moins, selon les marcheurs méticuleux. « J’ai gravi ces 444 marches avec la satisfaction de ne pas en compter 666 », note le pèlerin littéraire Jean-Louis Kuffer. On le comprend.

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CELIBAT-DEVIANCES-HOMOSEXUALITE

Le célibat est-il la source de déviances?

Il est impossible de passer sous silence les affaires de pédophilie qui ont impliqué des prêtres. Depuis une douzaine d’années, les procès d’ecclésiastiques pervers se sont succédés, pour le grand bonheur des médias avides de sensationnel. Il s’agit sans conteste de la crise de confiance la plus grave que l’Église ait traversée ces dernières années et la figure du prêtre s’en est trouvée durablement humiliée.

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LE “NON” DE SAINT MAURICE – conte

SAINT MAURICE est tellement ancré dans l’éthique et l’histoire de ce pays qu’il en imprègne le sol et l’air.

Je descends du train en gare de Saint-Maurice et pars vers le sud à travers des quartiers sans grâce. Le champ de Vérolliez, où eut lieu le martyre de saint Maurice et de ses hommes si dramatiquement conté par Gonzague de Reynold, est aujourd’hui un terrain militaire quelque peu délaissé et mélancolique.

Il est bordé d’une maison de bienfaisance et d’une chapelle charmante où repose dit-on, la pierre du supplice. Et c’est tout. Un silence où l’on entend grésiller l’électricité des conduites géantes. Comme si cet événement fondateur du christianisme occidental n’avait jamais eu lieu.

Et là, une pensée me vient: s’il n’avait pas encore eu lieu ? Si l’histoire attendait encore d’être contée?

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L’ABBE, L’EVEQUE ET LES AMOURS INTERDITES

L’abbé, l’évêque et les amours interdites par 

Sandro Guzzi-Heeb.maître d’enseignement et de recherche en histoire à [‘Université de Lausanne

Entre volonté de répression et protection de la femme au XIXe siècle

 Un beau jour du mois de juillet 1833, une jeune fille et un garçon se présentent à l’austère abbaye de Saint-Maurice, l’une des plus anciennes institutions de l’Eglise d’Occident. Ils ont fait le chemin depuis Vacheresse, petite paroisse savoyarde à quelques dizaines de kilomètres de l’abbaye et demandent à parler en urgence avec l’abbé’. Pour les deux jeunes, l’affaire est grave : elle, Julienne Targan, est enceinte d’environ quatre mois et, malheureusement pour elle, elle est encore célibataire.

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CRISE MAJEURE (HOMOSEXUALITE) DANS L’EGLISE

La crise grave que traverse l’Église ces derniers mois est d’abord une crise des mœurs du clergé, comme il y en eut d’autres dans l’histoire,

même si celle-ci est singulière. Sa résolution appelle une réflexion sur ses causes les plus profondes pour sortir de l’épreuve par le haut, selon la nature même de l’Église.

On ne sait, des nouvelles révélations en série ce qui atterre et blesse le plus tant de fidèles dans l’Église. Quand ce ne sont pas les scandales graves, et pour certains horribles touchant des clercs à divers niveaux et dans plusieurs régions du monde, ce sont des attaques au sein même de l’Église, d’une ampleur et d’une violence frappantes. Il est certain qu’à l’effroi, à la colère et au dégoût se joint aussi finalement le découragement mêlé d’impuissance apparente à y remédier comme à défendre même l’Église et le sacerdoce.

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CHINE VERSUS USA

LA CHINE S’EMPARE OFFICIELLEMENT DU PACIFIQUE

La visite de Donald Trump à Pékin restera-t-elle dans l’histoire comme le baroud d’honneur des États-Unis avant la cession de la suprématie géopolitique au géant chinois — dans le Pacifique à tout le moins?

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La liberté religieuse en Chine

Année de parution: 2018   Karte Chine Diagramm
Superficie: 9’600’000 km2 Population: 1’382’323’000
Religion Pourcentage

  • Agnostiques 31.40 %
  • Religion traditionnelle chinoise 29.90 %
  • Bouddhistes 16.10 %
  • Chrétiens 9.20 %
  • Athées 6.90 %
  • Groupes religieux ethniques 4.30 %
  • Musulmans 1.70 %
  • Autres 0.50 %

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MENSONGES DE LA CULTURE DE MORT

Son corps, mon droit ? Défaire les mensonges de la culture de mort.

Les traités logiques d’Aristote sont réunis sous le nom d’organon, désignant la boîte à outils du logicien désireux de maîtriser l’art de la pensée. On associe aux six traités qui composent cet « instrument » les traités sur la rhétorique et la poétique, portant sur les moyens de rendre efficace un discours, de manière à former un ensemble complet sur le langage et ses usages. L’un des textes de l’organon porte le titre de Réfiitations sophistiques. Comme son nom l’indique, il nous apprend à identifier les sophismes, c’est-à-dire les faux arguments, pour mieux les rejeter. Quiconque recherche la vérité doit savoir que le même mouvement qui le porte au vrai doit aussi le déterminer à écarter l’erreur. Dans le même sens, nous lisons au livre des Proverbes : « Ma bouche méditera la vérité, et mes lèvres maudiront l’impie » (Prov 8, 7). Ce n’est donc pas assez de parler selon le vrai, il faut encore dénoncer les fausses apparences pour en dissiper la trame mensongère.

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ACCORD HISTORIQUE VU PAR L’AED

Après 67 ans de rupture, le Vatican et la République populaire de Chine ont signé samedi à Pékin un accord « provisoire » sur la nomination des évêques. Le pape François a décidé de réadmettre dans la pleine communion ecclésiale huit évêques illégitimes, qui avaient été ordonnés sans mandat pontifical.

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LE CHOIX DE LA VIE par Jean Vanier

«Il faut retrouver saint François d’Assise »

JEAN VANIER, né en 1928, d’origine canadienne, a fondé à partir de 1964 les communautés de L’Arche : des lieux où vivent et travaillent ensemble des personnes adultes en situation de handicap mental et celles qui les accompagnent. On compte aujourd’hui 147 communautés à travers le monde.

Le fondateur de la communauté de l’Arche, 90 ans, évoque sa conception de l’autorité dans l’Église à la lumière de l’exemple donné par le Poverello et des leçons tirées de sa propre expérience.

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